Il percorso di evoluzione dei nuovi standard tra benefici e rischi.

La responsabilità d’impresa per chi vuole fare business oggi è una priorità sempre meno negoziabile. Allinearsi agli obiettivi di sviluppo sostenibile è un’esigenza tanto per gli imprenditori quanto per gli attori che orbitano attorno alla loro sfera d’influenza.
Ma il cambiamento è questione di mindset: la richiesta di trasparenza che proviene dall’opinione pubblica e dalle istituzioni non è da considerare un’incombenza, bensì un’opportunità. Un do ut des che porta con sé la creazione di legami solidi con gli stakeholder quanto più l’impegno ambientale si dimostra concreto.
In tutto ciò, come agiscono le istituzioni per indirizzare l’operato delle aziende e, allo stesso tempo, per tutelarle nel loro processo di adattamento ai nuovi imperativi di sostenibilità?
A questo proposito, una delle rotte intraprese è la proposta di Direttiva sulla rendicontazione aziendale sostenibile (CSRD), modifica che estende l’obbligo di rendicontazione alle grandi imprese quotate e ad altri tipi di impresa ad alto impatto sociale o ambientale.
I report dovranno essere minuziosi e includere dettagli sulle politiche e le azioni riguardanti l’ambiente, i diritti umani e l’inclusione. Ciò permetterà agli stakeholder di valutare meglio le prestazioni sostenibili delle aziende e di prendere decisioni informate.
Altro proposito della CSRD è quello di migliorare la gestione dei rischi aziendali, poiché una maggiore trasparenza consentirà di valutare meglio i potenziali impatti negativi e permetterà alle aziende di adottare misure preventive e di mitigazione più efficaci (per altre informazioni sul tema leggi qui)
Esistono, però, dei rischi concreti. Per adeguarsi ai nuovi standard di rendicontazione e gestire le possibili conseguenze negative, le aziende dovranno investire risorse significative e apportare modifiche organizzative rilevanti. Sarà essenziale dedicare attenzione alla raccolta e all’analisi dei dati non finanziari, oltre che allo sviluppo di percorsi interni per garantire la conformità alla direttiva e prevenire intoppi.
Se da un lato il mondo delle grandi aziende pare non avere molte opzioni da valutare, dall’altro l’universo delle PMI sta valutando attentamente l’occasione di impegnarsi nel perseguire obiettivi eticamente rilevanti.
In questa direzione si muove la Fondazione europea per la rendicontazione aziendale (EFRAG), attualmente impegnata in una consultazione pubblica sui principi di rendicontazione di sostenibilità per le piccole e medie imprese.
Questo passo rappresenta un’importante tappa per garantire che ogni azienda possa rispondere in modo efficace alle crescenti esigenze di trasparenza e sostenibilità. Carenza di risorse, mancanza di personale specializzato e complessità normativa rendono difficile per le realtà più modeste seguire i passi delle grandi aziende in materia di rendicontazione sostenibile. La consultazione pubblica EFRAG si propone di affrontare queste sfide fornendo linee guida pratiche e adattabili specificamente progettate per le PMI. Ne abbiamo parlato anche qui.
Attirare l’attenzione verso una maggiore consapevolezza e coinvolgimento delle PMI nella sostenibilità è un passo che non può più attendere di essere compiuto.
Attraverso un dialogo fra le parti e la condivisione di esperienze è possibile costruire una comunità aziendale più forte, in cui la resilienza diventa caratteristica principale e non qualcosa da costruire con fatica.
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