GRI e EFRAG: La Mappa degli standard della Sostenibilità

Il variegato mondo degli standard e delle norme del reporting a misura di aziende.

 

La sostenibilità è un tema entrato da qualche tempo nei piani editoriali delle aziende: parlarne è semplice, ma agire la sostenibilità è ben altra cosa: vuol dire progettare per fare, essere pragmatici su obiettivi e goal da raggiungere, consapevoli dei limiti da superare, prendendo un impegno con i propri stakeholder e la propria community, virtuale e reale.

Per prendere un impegno, tuttavia, è necessario stabilire dei criteri chiari e condivisi.

Come misurare e dare forma alla sostenibilità perché diventi un tema su cui si può dialogare e lavorare insieme?

Nel tempo sono stati elaborati dei criteri a cui fare riferimento: partiamo da qui per fare un viaggio dentro la sostenibilità, quella che è capace di misurarsi con sfide concrete.

 

La tua reputazione è importante: non abbandonarla sul ciglio del greenwashing

Sviluppare un report di sostenibilità secondo il Boston College Center for Corporate Citizenship e EY contribuisce a migliorare la reputazione aziendale.

In questo percorso di posizionamento e rafforzamento dell’identità aziendale, gli standard di sostenibilità sono una guida e un alleato per le aziende: la reportistica comunica infatti il valore intrinseco dell’azienda e serve a tutelare e proteggere proprio la reputazione aziendale dal rischio del greenwashing e del social washing (Comunicare la sostenibilità: da dove cominciare?).

Il report di sostenibilità per un’azienda è un atto di trasparenza e quindi di responsabilità verso gli stakeholder.

Trasparenza, infatti, vuol dire credibilità: come si misura e come si attesta un’azione aziendale?

Con delle metriche che permettono di monitorare e valutare lo sforzo e anche i progressi nel tempo.

Per rendere omogenei i processi e poterli comunicare in modo leggibile occorre scegliere degli standard di riferimento.

Quelli che negli anni sono nati attorno al tema della sostenibilità sono molti e diversi rispetto alle aree geografiche. Ad affermarsi ed essere riconosciuti e adottati come modello sono in larga parte gli standard GRI. 

Sai di cosa si tratta? Sono dei modelli di riferimento per misurare e rendicontare la sostenibilità sulla base dell’impatto economico, ambientale e sociale che produce.

Gli standard GRI hanno delle caratteristiche che li hanno resi particolarmente diffusi.

Anzitutto la loro univocità (sono applicabili a tutte le aziende e imprese); la loro multidimensionalità (prendono in considerazione più aree su cui misurare la performance di sostenibilità, come ad es: benessere aziendale, pratiche green, scelte di governance) e la loro comprensibilità (sono di facile lettura anche per i non addetti ai lavori).

 

Quando i numeri del bilancio che contano non sono quelli del fatturato

Alla fine degli anni Novanta, la presa di coscienza per cui non era solo il bilancio contabile a dover dettare le azioni strategiche e commerciali delle multinazionali ha spinto l’ente GRI (Global Reporting Initiative, prima divisione del CERES – Coalition for Environmentally Responsible Economies), a mettere a disposizione una serie di parametri per misurare l’impegno delle aziende nel campo della sostenibilità.

Gli standard GRI misurano l’impatto di un’azienda sul Pianeta secondo tre ambiti:

  • ambientale;
  • sociale;
  • economico.

 

Numeri che stimolano crescita, cambiamento, opportunità

Gli Standard GRI forniscono un quadro completo e trasparente per rendicontare la Sostenibilità aziendale e ⅔ delle aziende italiane hanno già deciso di usarli per il bilancio volontario di sostenibilità.

 

Dati e numeri che si proiettano verso il futuro

L’Unione Europea ha sentito la necessità recentemente di dotarsi di un proprio sistema di misurazione che implementa quello GRI, per rendere strutturale e giuridicamente rilevante il bilancio di sostenibilità.

Negli ultimi anni, infatti, la normativa europea in tema di sostenibilità sta prendendo una nuova direzione, intrapresa con la direttiva UE 2022/2464: la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD).

La direttiva CSRD inaugura un percorso di adeguamento per le aziende europee e per quelle che operano in Europa e prevede che le aziende (divise per capitali, conformazione, ragione, patrimonio, etc.) stilino il bilancio di sostenibilità al pari del bilancio aziendale, aderendo alla direttiva in un range di tempo che va dal 2024 al 2028.

Se fino ad oggi la scelta della redazione di un report di sostenibilità era volontaria, la direttiva lo rende obbligatorio.

 

Il cammino è lungo, ma abbiamo la mappa+

Quella stabilita dalla direttiva CSRD è una road map a tutti gli effetti a cui bisogna adeguarsi nel rispetto di ciò che la Commissione Europea ha progettato attraverso l’organismo di advisory EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group) impegnata anche a disegnare gli standard ESRS (European Sustainability Reporting Standards)  per la compilazione del report che interesserà tre aree:

  • ESRS 1 e 2 disclosure e informazioni generali sull’impresa
  • ESRS E1 – E5: parametri ambientali
  • ESRS S1 – S4: parametri sociali
  • ESRS G1: modello di gestione

I criteri guida di compilazione, da utilizzare in maniera trasversale su tutti gli ESRS, sono:

  • Strategy, qual è la strategia dell’Organizzazione?
  • Implementation, come andrò ad implementarla?
  • Performance e Measurement, come la misuro?

Questi permetteranno una chiara comunicazione dei contenuti agli Stakeholder, favorendo la fruizione del documento, abbinando la visione strategica dell’organizzazione con le sue azioni pratiche, oltre che alle politiche di monitoraggio.

Se, come abbiamo già detto, gli standard GRI sono i più usati nel mondo del reporting sulla sostenibilità, l’UE ha deciso di pensare a degli standard propri, in accordo con le iniziative di rendicontazione già esistenti (GRI; ISO; Protocol; etc.).

Gli standard EFRAG – ESRS rappresentano una piccola rivoluzione rispetto ai GRI, output di una No-profit internazionale: è stavolta un’istituzione pubblica a rilasciare uno standard che sarà strumento di applicazione di una norma. Questo standard si basa su due concetti chiave innovativi: l’organo emissore e la natura non più volontaria della loro applicazioni (solo per alcune categorie di imprese al momento).

Inoltre, da un punto di vista tecnico, la novità più dirompente è che gli standard ESRS tengono conto dell’analisi di doppia materialità a differenza degli altri.

Infatti oltre alla tradizionale materialità di impatto prevista dai GRI standard (inside-out), viene considerata anche la materialità finanziaria (outside-in): questo vuol dire non solo calcolare l’impatto dell’azienda in base ai parametri ESG, ma anche come l’azienda gestisce i fattori di rischio ESG al suo interno.

Il mondo degli standard nella sua complessità restituisce, comunque,  chiarezza perché l’obiettivo, resta chiaro: rendere la sostenibilità strutturale, organizzata e imprescindibile per chi fa impresa.

 

Quando sarà tempo di fare bilanci

Oggi l’attività di reporting e di bilancio per un’azienda non è solo un momento di consuntivo finanziario, ma è anche uno spazio in cui costruire un percorso significativo che generi impatto sul territorio e sugli stakeholder.

Per questo il team di lavoro coinvolto deve essere in grado di conoscere gli standard internazionali, ma allo stesso tempo di esprimerli e raccontarli in maniera semplice e significativa.

Con il Progetto Sweet Spot Strategy facciamo questo.

Vuoi approfondire? Scrivi a comunica@sweetspotstrategy.it